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POLITICA
26 novembre 2008
Il derivato Tremonti

 


Il nostro ministro dell'economia Tremonti (della cui coerenza ho già parlato in un post precedente) non lascia trascorrere settimana senza deliziarci con le sue perle di virtuosismo etico. L'ultimo bersaglio del nostro Giulietto sono i derivati: complicatissimi strumenti finanziari che le grandi banche piazzano sul mercato ad ignari acquirenti (tra cui i comuni e le regioni italiane, come testimoniano due inchieste di Report) con la promessa di ammortizzare eventuali perdite, ma che in realtà si rivelano nella maggior parte dei casi una vera e propria roulette russa che, potenzialmente, genera perdite stratosferiche. Come spiega Milena Gabanelli nella puntata di Report dell'8 aprile 2008, "i derivati sui tassi d’interesse, sono strumenti utili perché ti proteggono proprio dal rischio di fluttuazione dei tassi, ma anche complessi e opachi che si prestano a commettere degli abusi a danno di chi non ha una preparazione finanziaria adeguata [...] Il risultato è quello di portarti a casa dei rischi che ti strangolano, e dai quali non riesci più a liberarti". Alcuni esempi: il comune di "Conegliano per guadagnare 400mila euro ha rischiato di perderne un milione e mezzo e Camposampiero per guadagnarne 90mila ha rischiato di perdere quasi dieci volte tanto". "Il comune di Foligno” rischia perdite intorno ai “700mila euro fino al 2014". Per un rischio di perdite milionarie che investe, secondo le stime di Report, più di cinquecento comuni, con un’esposizione stimata, almeno, intorno ai trentacinque miliardi di euro; quasi cento, secondo ‘Il sole 24ore’, se ai comuni si assommano province e regioni.

Insomma, una vera e propria bomba pronta ad esplodere, contro cui, giustamente, tuona Tremonti: «E' su questa piattaforma finanziaria, sviluppata fuori da ogni giurisdizione nazionale e dunque fuori da ogni controllo, che si è radicata, con la sua dinamica degenerativa, la moderna "tecnofinanza": dai subprime ai nuovi bond, dagli hedge ed equity fund, ai derivati» (Giulio Tremonti, 9 novembre 2008, 'Il Corriere della sera'). Di nuovo, dieci giorni dopo, all'inaugurazione dell'anno accademico all'Università Cattolica di Milano: «Il mostro dei derivati, follia del rischio incalcolabile, non gestibile se non con l' antica sapienza l' anno sabbatico» (Giulio Tremonti, 20 novembre 2008, ‘Il Corriere della sera’).

Ma, la domanda è: perché autorizzare i nostri enti locali ad esporsi a questo scempio? E, soprattutto, chi ha permesso tutto questo? La risposta, in verità, l’abbiamo sotto gli occhi: Giulio Tremonti. Nel 2001, infatti, l’allora ministro dell’economia e delle finanze, firmò la legge 448 del 2001, la prima finanziaria del governo Berlusconi II, che all’articolo 41 prevedeva (e prevede) la possibilità di “utilizzo degli strumenti derivati” da parte degli enti territoriali. Diversamente dagli altri paesi europei in cui i derivati sono o vietati (in Inghilterra lo sono da dieci anni) o fortemente controllati, da noi si preferì introdurre per legge questo far west facile terra di conquista da parte dei rapaci intermediari delle banche estere e nostrane. Recentemente Tremonti, sempre nel ruolo del fustigatore virtuoso, ha detto: «Se la banca fallisce, i banchieri vanno a casa o in galera» (Giulio Tremonti, 12 novembre 2008, Agenzia Ansa). Ecco, la mia domanda è: e se sono i politici a fallire, cosa gli succede? Diventano ministri?


Guarda le puntate di Report dedicate al tema dei derivati Il banco vince sempre e Speculando si impara di Stefania Rimini


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permalink | inviato da danydb il 26/11/2008 alle 8:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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